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Chi è Alexandr Wang, il manager di 29 anni dietro il successo di Muse

Da Scale AI al vertice dell’intelligenza artificiale di Meta

Alexandr Wang ha 29 anni ed è il Chief AI Officer di Meta, il primo dirigente di alto livello dell’azienda a essere nato dopo il 1995. È arrivato nell’estate 2025, quando Meta ha acquisito per circa 14 miliardi di dollari Scale AI, la startup che Wang aveva fondato da studente e che etichettava dati per addestrare modelli di IA. Da allora lavora a stretto contatto con Mark Zuckerberg per riorganizzare la divisione che sviluppa Muse, l’assistente personale di Meta, dopo una serie di modelli che non avevano convinto né il pubblico né gli analisti.

Il laboratorio segreto dietro Muse

Secondo una ricostruzione indipendente pubblicata su Substack da Bruce Burke, Wang ha costruito TBD Lab, un’unità interna di circa 200 ingegneri con pacchetti retributivi a nove cifre, che lavora pochi passi dall’ufficio di Zuckerberg. Il gruppo descrive Muse non come un chatbot qualunque ma come un “motore cognitivo secondario”: un assistente capace di eseguire da solo compiti come scrivere email o navigare siti web, senza bisogno che l’utente guidi ogni passaggio. Il risultato commerciale si è visto a inizio settembre, quando l’app ha passato due settimane consecutive al primo posto dell’App Store di Apple, spingendo il titolo Meta in borsa di quasi il 20%.

Crocs, maglie da obiettore e migliaia di post

Parte del successo di Muse, raccontano diverse testate, va attribuito allo stile personale di Wang più che al prodotto in sé. Sale sul palco con abiti volutamente trasandati — camouflage da negozio dell’usato e Crocs, secondo la stessa ricostruzione di Burke — e inonda i social di contenuti pensati per un pubblico Gen Z: il sito vietnamita VnExpress ha contato oltre 350 post sull’argomento Muse pubblicati da Wang su X in poche settimane. Secondo Slate, anche l’abbigliamento scelto per le apparizioni pubbliche è un calcolo di immagine, non un dettaglio casuale.

I dubbi che l’entusiasmo non cancella

Non tutti leggono la stessa storia come un successo senza ombre. La ricostruzione di Burke segnala che l’accesso autonomo di Muse a email e browser crea rischi di sicurezza concreti, e si chiede se gli utenti siano davvero consapevoli di quanta privacy digitale stiano cedendo in cambio della comodità di un assistente che agisce da solo. È la stessa domanda che si ripete ogni volta che un’azienda tecnologica lancia un agente capace di compiere azioni per conto dell’utente senza chiedere conferma a ogni passo: la capacità arriva prima delle regole che dovrebbero accompagnarla.

Il Wall Street Journal, che ha dedicato a Wang un ritratto approfondito, lo descrive come il dirigente che ha saputo trasformare la cultura interna di Meta più di quanto abbia fatto con la tecnologia: il merito, scrivono i giornalisti, sta più nell’aver convinto Zuckerberg a correre più in fretta che in un’invenzione tecnica originale. Per adesso, in casa Meta la scommessa sembra ripagare: Wang ha trasformato un prodotto che faticava a trovare pubblico in un fenomeno da classifiche, usando tanto il codice quanto la propria immagine pubblica come leva di marketing.

Categorie Notizie
Tool Muse
Aziende Meta
Marco De Santis

Marco De Santis

Redazione · Notizie

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