Chi lavora in uno studio legale scrive ogni giorno le stesse cose in forme diverse: un parere, una memoria, un riassunto di fascicolo, una lettera alla controparte. L’intelligenza artificiale può accorciare il tempo speso su queste bozze, ma solo se il prompt — cioè l’istruzione che si scrive all’assistente — è costruito bene. Un prompt vago produce un testo generico che va riscritto da capo; un prompt preciso produce una bozza che si corregge in dieci minuti. Questa guida mostra come scrivere prompt efficaci per il lavoro legale con ChatGPT, Claude e Gemini, con esempi che si possono copiare e adattare.

Perché un buon prompt vale più di un abbonamento costoso
La differenza fra un piano gratuito e uno a pagamento conta meno di quanto si pensi quando il prompt è scritto male: un modello potente, interrogato in modo generico, produce comunque un testo generico. Le tre cose che un prompt legale deve sempre specificare sono il ruolo che l’assistente deve assumere (non “scrivi un parere” ma “agisci come un avvocato che prepara una bozza interna per un collega senior”), il contesto rilevante (le parti, la materia, la giurisdizione, i fatti essenziali, senza però inserire dati che permettano di identificare un cliente reale) e il formato di output (lunghezza, struttura in paragrafi o punti, se serve o no una sintesi finale). Mancando anche uno solo di questi tre elementi, il risultato richiede quasi sempre un secondo giro di correzioni.
Il prompt per un primo riassunto di fascicolo
Per riassumere un atto o una sentenza, il prompt funziona meglio se chiede un output strutturato invece di un paragrafo unico. Un esempio concreto, da incollare insieme al testo dell’atto: “Agisci come un praticante che prepara un memo interno per l’avvocato titolare del fascicolo. Riassumi il testo seguente in quattro sezioni: fatti rilevanti, questioni giuridiche sollevate, argomentazioni delle parti, esito o richieste finali. Ogni sezione non deve superare cinque righe. Non aggiungere valutazioni personali, riporta solo quello che è scritto nel testo.” Questa struttura funziona allo stesso modo su ChatGPT, Claude e Gemini: cambia poco la resa, cambia molto la precisione delle istruzioni.
Il prompt per una prima bozza di parere o memoria
Qui il rischio più comune è chiedere troppo in un solo passaggio. Conviene dividere il lavoro in due prompt invece di uno: prima la struttura, poi il testo. Primo prompt: “Proponimi una scaletta per un parere su [materia, in termini generali, senza nomi delle parti], pensato per un cliente che deve decidere se procedere con un’azione legale. La scaletta deve avere al massimo sei sezioni con un titolo ciascuna.” Secondo prompt, dopo aver corretto la scaletta: “Sviluppa la sezione [nome sezione] della scaletta che abbiamo appena definito, in un tono professionale ma comprensibile anche a chi non è giurista, massimo 300 parole, citando dove serve le fonti normative in modo generico (es. ‘il codice civile prevede’, senza inventare numeri di articolo se non sei sicuro).” L’ultima clausola è la più importante: va sempre chiesto esplicitamente di non inventare riferimenti normativi, perché è l’errore più frequente e più pericoloso in un contesto legale.
Il prompt per la revisione di un contratto
Per la revisione contrattuale, il prompt deve chiedere un confronto puntuale, non un giudizio generico. Esempio: “Leggi la clausola seguente e indica, punto per punto: (1) cosa impegna a fare ciascuna delle due parti, (2) quali termini sono ambigui o potrebbero generare contestazioni, (3) quali clausole simili vengono normalmente incluse in contratti di questo tipo e che qui mancano. Non riscrivere la clausola, limitati all’analisi.” Separare l’analisi dalla riscrittura evita che il modello proponga una versione “migliorata” che in realtà cambia il significato giuridico della clausola originale senza che nessuno se ne accorga a una prima lettura veloce.
Cosa non mettere mai in un prompt, qualunque sia lo strumento
Un prompt legale ben scritto si costruisce anche per sottrazione. Non vanno mai inseriti dati che permettano di identificare un cliente specifico (nomi, codici fiscali, numeri di fascicolo, indirizzi), né documenti coperti da segreto professionale incollati per intero in strumenti che non hanno un contratto di trattamento dati a livello aziendale. I piani consumer di ChatGPT, Claude e Gemini usano di norma le conversazioni per migliorare i modelli, salvo disattivazione manuale nelle impostazioni o salvo che lo studio utilizzi un piano business con clausole contrattuali specifiche: la verifica di questa impostazione, prima di incollare qualunque testo sensibile, non è un dettaglio tecnico ma un passaggio obbligato: le pagine ufficiali sui controlli privacy di OpenAI spiegano come disattivare l’uso delle conversazioni per l’addestramento, e lo stesso tipo di impostazione esiste nei pannelli di Anthropic e Google.

Il prompt per una lettera alla controparte
Le lettere formali hanno un problema diverso dai memo interni: il tono conta quanto il contenuto, perché il destinatario non è un collega ma l’altra parte o il suo legale. Un prompt che funziona bene specifica anche il registro: “Scrivi una lettera formale indirizzata al legale della controparte, tono fermo ma non aggressivo, che comunica [la richiesta specifica, in termini generali]. La lettera deve restare entro 250 parole, aprirsi con un riferimento ai fatti essenziali senza ripetere tutta la vicenda, e chiudersi con un termine di risposta di 15 giorni.” Vale la pena chiedere due versioni alternative con un secondo prompt (“riscrivi la stessa lettera con un tono più conciliante, mantenendo la stessa richiesta sostanziale”) per avere un confronto immediato prima di scegliere il registro giusto per quel destinatario specifico.
Un errore frequente in questo tipo di prompt è lasciare che sia l’assistente a decidere le conseguenze minacciate in caso di mancata risposta: quella è una valutazione strategica che spetta all’avvocato, non al modello. Il prompt corretto la fissa esplicitamente (“indica che in assenza di risposta si procederà con [azione specifica]”) invece di chiedere genericamente “aggiungi le conseguenze del caso”, che spesso produce un’affermazione più dura o più blanda di quella che lo studio intende davvero comunicare.
Correggere un prompt che non ha funzionato
Quando il risultato non va bene, il riflesso comune è riscrivere tutto da capo: è quasi sempre più veloce correggere il prompt originale aggiungendo un vincolo preciso su cosa è andato storto. Se il testo è troppo lungo, si aggiunge un limite di parole esplicito invece di scrivere genericamente “sii più breve”. Se il tono è sbagliato, si indica il tono opposto con un esempio (“meno burocratico, più simile a come parleresti a un cliente al telefono”). Se il modello ha inventato un dettaglio, si corregge indicando esattamente quale frase è inventata e si chiede di riscrivere solo quella parte, non l’intero documento: rigenerare tutto da zero introduce quasi sempre nuovi errori al posto di quello corretto.
Un prompt “di controllo” da usare sempre alla fine
Dopo aver ottenuto una bozza, conviene chiudere con un prompt che fa da controllo di qualità: “Rileggi il testo che hai appena scritto e segnala, in un elenco separato, ogni affermazione che non sei in grado di verificare con certezza, ogni riferimento normativo o giurisprudenziale che potrebbe essere impreciso, e ogni punto in cui hai generalizzato senza avere informazioni sufficienti.” Nessuno dei tre assistenti elimina il bisogno di una revisione umana, ma questo passaggio riduce il rischio di portare in uno scritto definitivo un’affermazione inventata con sicurezza.
Le differenze pratiche fra i tre assistenti
ChatGPT tende a essere il più rapido nel seguire un formato richiesto in modo rigido (tabelle, elenchi numerati, sezioni fisse): utile per i memo interni con struttura ripetuta ogni volta. Claude gestisce meglio i testi lunghi incollati per intero, come un atto di venti pagine, perché sostiene una finestra di contesto più ampia senza perdere i dettagli delle prime pagine: è la scelta più indicata per il riassunto di fascicoli estesi. Gemini, integrato in Google Workspace, è comodo per chi lavora già dentro Documenti Google e vuole passare dalla bozza alla revisione senza cambiare programma. Nessuno dei tre va scelto per “intelligenza” generica: la scelta dipende da dove si lavora ogni giorno e da quanto è lungo il documento di partenza.
Un caso concreto: dalla richiesta del cliente alla prima bozza
Un piccolo studio che si occupa di diritto del lavoro riceve spesso la stessa richiesta: un dipendente contesta un licenziamento e chiede una prima valutazione. Il flusso che funziona meglio è in tre passaggi: primo, un prompt che chiede solo le domande da fare al cliente per raccogliere i fatti mancanti (“elenca le dieci domande più importanti da fare a un dipendente che ritiene di essere stato licenziato senza giusta causa, prima di poter dare un primo parere”); secondo, una volta raccolte le risposte, il prompt di scaletta descritto sopra; terzo, il prompt di controllo finale. In questo modo il tempo dell’assistente si concentra sulle parti meccaniche — organizzare, strutturare, verificare la coerenza interna — e il tempo dell’avvocato si concentra sulla valutazione di merito, che resta sempre e solo sua.
Lo studio di diritto del lavoro dell’esempio sopra ha iniziato a salvare i prompt che funzionano meglio in un documento condiviso, uno per tipo di atto: non per automatizzare il giudizio, che resta sempre umano, ma per non dover reinventare ogni volta la stessa struttura di domande. È probabilmente l’abitudine più utile da copiare, più di qualunque funzione nascosta nei tre strumenti.



