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Quale modello di Grok conviene usare: da Grok 4.7 alle versioni più leggere

xAI vende oggi due anime dello stesso modello: Grok 4.7, il più recente e il più capace, pensato per programmazione e lavoro di conoscenza; e Grok 4 Fast, la versione leggera che rinuncia a poco in qualità e taglia i costi fino al 98% su alcuni compiti. A questi si aggiunge l’accesso da app, molto diverso da quello sviluppatore: chi usa Grok dentro X o dall’app dedicata paga un abbonamento SuperGrok, non un prezzo a token. Questa guida mette a confronto le due versioni del modello, spiega come cambiano i canali di accesso e quando conviene scegliere l’uno o l’altro, con i prezzi verificati sui listini ufficiali di fine settembre 2026. Non serve seguire ogni annuncio di Elon Musk per orientarsi: bastano il tipo di compito e il canale che si userà davvero, app o API, per restringere la scelta in pochi minuti.

I punti trattati nella guida su quale modello Grok conviene usare

Grok 4.7 e Grok 4 Fast a confronto in una tabella

I prezzi API sono quelli ufficiali di xAI, in dollari: il laboratorio non ha ancora pubblicato un listino in euro, quindi la conversione (circa 0,88 euro per dollaro, cambio di fine settembre 2026) resta indicativa.

ModelloA cosa servePrezzo API per milione di token (input / output)Finestra di contesto
Grok 4.7Programmazione avanzata, ragionamento e lavoro di conoscenza; punta alla qualità più che al risparmio1,76€ / 5,28€ (variante “fast”: 10,56€ in uscita)500.000 token
Grok 4 FastCompiti ad alto volume, ricerca sul web, prototipazione rapida: stesse capacità di base a un costo molto più basso0,04€-0,88€ a seconda del tipo di token2.000.000 di token

Il dato più sorprendente non è il prezzo, ma il contesto: Grok 4 Fast arriva a 2 milioni di token, quattro volte la finestra di Grok 4.7, pur costando una frazione. Non significa che sia sempre la scelta migliore: la finestra ampia serve solo a chi deve davvero far leggere al modello moli di testo molto grandi in un colpo solo.

Grok 4.7: quando conviene e quando no

Grok 4.7 è arrivato il 21 settembre 2026 come la risposta di xAI sul fronte prezzo-prestazioni: non punta a scalare le classifiche di ragionamento generale, punta a scrivere codice e gestire lavoro di conoscenza a un costo vicino a quello dei modelli cinesi. Nei test indipendenti di Artificial Analysis il modello si colloca a 46 punti sul loro indice di intelligenza, un piazzamento onesto ma non ai vertici assoluti. È la scelta giusta per chi affida a un harness di coding un agente che deve lavorare per sessioni lunghe su una base di codice reale, o per chi integra il modello in un router che smista le richieste più delicate verso il fornitore più capace disponibile in un dato momento.

Dove non conviene: sulle prove più specialistiche i numeri calano parecchio, appena il 19,6% sul benchmark legale di Harvey citato dalla stessa xAI, segno che il modello non è pensato per ogni dominio allo stesso modo. Per un compito che si può risolvere anche con un modello più economico, pagare il listino di Grok 4.7 non porta benefici percepibili.

Grok 4 Fast: quando conviene e quando no

Grok 4 Fast nasce da un’idea diversa: usare circa il 40% di calcolo in meno rispetto al modello di punta, restando vicino alle sue prestazioni sulla maggior parte dei compiti. Su alcuni benchmark specifici lo supera addirittura, in particolare sulla ricerca sul web, dove secondo i test di settore scavalca lo stesso Grok 4 e si piazza ai vertici delle classifiche dedicate a questo tipo di compito. È il modello giusto per chi deve elaborare grandi quantità di richieste ripetitive, per un motore di ricerca interno che deve rispondere a domande su una base documentale enorme grazie alla finestra da 2 milioni di token, o per una fase di prototipazione dove serve iterare in fretta senza far lievitare i costi.

Dove non conviene: sui compiti di ragionamento più delicati, dove qualche punto percentuale di differenza rispetto al modello di punta può contare, per esempio un’analisi legale o finanziaria ad alto rischio d’errore. In quei casi la differenza di prezzo, per quanto ampia, vale meno del margine di sicurezza offerto da Grok 4.7.

Un esempio concreto aiuta a capire la differenza: un prompt come “analizza questi 200 report di vendita e trova le tre anomalie più significative” gira bene su Grok 4 Fast grazie alla finestra di contesto ampia, mentre “scrivi da zero il modulo di autenticazione di questa applicazione, con test inclusi” è il tipo di compito dove conviene passare a Grok 4.7, perché il margine di errore accettabile è molto più basso.

Grok Imagine: la generazione di immagini e video, un prodotto a parte

Oltre al modello di testo, xAI vende Grok Imagine come funzione separata per generare immagini e brevi video, disponibile dentro l’app e inclusa nei piani SuperGrok con limiti diversi per livello: bassa risoluzione su SuperGrok Lite, qualità più alta e più generazioni al mese sui piani superiori. Non è pensata per sostituire strumenti di editing professionale, ma per chi vuole produrre rapidamente contenuti visivi da abbinare a un post o a una campagna social senza aprire un altro abbonamento. Chi ha bisogno di controllo fine su stile e coerenza visiva, però, troverà ancora più maturi gli strumenti dedicati alla generazione di immagini, pensati apposta per quel compito e non come funzione accessoria di un chatbot.

Come si accede: X, app Grok e API

Da sviluppatore, Grok si usa da tre porte: l’API di xAI tramite la console, pensata per chi vuole integrarlo nei propri sistemi; Cursor, dove compare come opzione tra i modelli disponibili senza configurazioni aggiuntive; e Grok Build, l’ambiente di sviluppo del laboratorio, che include un livello gratuito per provarlo prima di aprire il portafoglio. Esiste anche una variante “fast” di Grok 4.7 pensata per chi ha bisogno di risposte immediate: raddoppia la velocità di generazione in uscita raddoppiando il prezzo, utile per un centralino automatico o un assistente che risponde mentre qualcuno aspetta al telefono, meno per un’elaborazione notturna in background.

Da utente comune, invece, Grok si trova dentro l’app di X (l’ex Twitter) o nell’app dedicata Grok, disponibile per iOS e Android. È qui che entra in gioco l’abbonamento SuperGrok, separato dal costo dell’API: chi usa Grok solo per chattare o generare immagini con Grok Imagine non ha bisogno di aprire un account sulla console sviluppatori, gli basta l’app.

Scheda riassuntiva di Grok, l'assistente di xAI

I piani SuperGrok per chi usa l’app

Il piano gratuito consente un numero limitato di messaggi ogni due ore con i modelli di base, sufficiente per un uso occasionale. SuperGrok Lite, a circa 10 dollari al mese (8,80€), sblocca l’accesso al modello Grok e a Grok Imagine per generare immagini in bassa risoluzione, con un solo agente attivo alla volta: è il piano più sensato per chi vuole superare i limiti del gratuito senza spendere molto. SuperGrok, il piano intermedio, sale a circa 30 dollari al mese (26,40€, o poco meno con il pagamento annuale) e alza sensibilmente i limiti d’uso, con accesso al modello più aggiornato disponibile in app: la versione mostrata nell’app segue la stessa famiglia dell’API ma con un rilascio talvolta sfalsato di qualche settimana rispetto alla console sviluppatori, quindi vale la pena controllare le note di rilascio prima di dare per scontato quale versione si sta usando. SuperGrok Heavy, il piano più caro a circa 300 dollari al mese (264€), aggiunge il ragionamento multi-agente e i limiti più alti in assoluto: ha senso solo per un uso professionale molto intenso, non per il consumatore medio.

Un dettaglio pratico per chi fattura da un’azienda italiana: xAI non ha ancora un listino in euro né per l’API né per SuperGrok, quindi ogni pagamento passa dal cambio del giorno sulla carta di credito, senza la possibilità di bloccare un prezzo fisso in euro come avviene invece con ChatGPT Plus o Google AI Pro. Chi pianifica un budget annuale dovrebbe tenerne conto, soprattutto per un uso via API dove il consumo mensile può variare parecchio e la bolletta in euro oscilla insieme al dollaro.

Vale la pena anche ricordare da dove arriva Grok: nato come chatbot dal linguaggio meno filtrato rispetto alla concorrenza, integrato fin dall’inizio dentro X, il prodotto ha cambiato pelle nel giro di due anni, spostando il baricentro dalla personalità del chatbot alla competitività sul prezzo per token. Chi lo aveva scartato tempo fa giudicandolo poco più di un esperimento dentro un social network dovrebbe rivalutarlo su basi diverse: oggi compete alla pari con i modelli generalisti dei laboratori più grandi, almeno sui compiti dove il rapporto tra qualità e costo conta più del punteggio assoluto su un singolo benchmark.

Quanto costa un uso tipico

Tre scenari aiutano a capire dove cade la spesa reale. Un content creator che chatta con Grok dentro X e genera qualche immagine ogni giorno sta comodamente dentro SuperGrok Lite a 8,80€ al mese. Uno sviluppatore che collega Grok 4.7 a un harness di coding per revisionare una base di codice, con un consumo di 15 milioni di token in ingresso e 4 milioni in uscita al mese, spende circa 47€ di sola API. Un’azienda che usa Grok 4 Fast per un motore di ricerca interno su una base documentale enorme, con 50 milioni di token in ingresso e 10 milioni in uscita al mese sfruttando la fascia di prezzo più bassa, resta sotto le 11€ di token, una cifra che con Grok 4.7 sarebbe salita a diverse centinaia di euro per lo stesso volume.

Gli errori più comuni quando si sceglie

Il primo errore è confondere il piano SuperGrok dell’app con l’accesso API: sono due prodotti separati con prezzi e limiti diversi, e un abbonamento SuperGrok non dà crediti da spendere sulla console sviluppatori. Il secondo errore è scegliere Grok 4.7 per abitudine su ogni compito, anche quando Grok 4 Fast otterrebbe lo stesso risultato a una frazione del costo: vale soprattutto per i task di ricerca, dove Fast va addirittura meglio del modello di punta secondo i benchmark indipendenti. Il terzo errore è ignorare la variante “fast” di Grok 4.7 pensata per la bassa latenza, il cui prezzo raddoppiato ha senso solo quando la velocità di risposta è davvero il collo di bottiglia del prodotto, non un’ottimizzazione prematura.

Un ultimo errore, più sottile, riguarda chi cambia fornitore leggendo solo l’ultimo annuncio: i benchmark indipendenti hanno più volte ridimensionato i claim dei laboratori rispetto ai numeri di lancio, e Grok non fa eccezione: prima di spostare un progetto in produzione da un modello all’altro, vale la pena aspettare un confronto di terze parti sullo stesso tipo di compito che si deve svolgere davvero.

La regola pratica per scegliere

Per la maggior parte dei compiti di programmazione e ragionamento, Grok 4.7 resta la scelta di riferimento. Quando il volume è alto, il compito è ripetitivo o il punto centrale è la ricerca su una base di testo molto ampia, Grok 4 Fast copre lo stesso terreno a un costo che può arrivare a un centesimo di quello del modello di punta. Da app, invece, la scelta si sposta sul piano SuperGrok più che sul modello: Lite basta per l’uso occasionale, SuperGrok per chi chatta ogni giorno, Heavy solo per un lavoro professionale che giustifica una spesa a tre cifre al mese.

Chi valuta un abbonamento IA per la prima volta farebbe bene a mettere Grok accanto agli altri grandi produttori prima di scegliere: la nostra guida su quale modello Claude conviene usare segue la stessa logica per la famiglia Fable, Opus, Sonnet e Haiku di Anthropic. La scheda aggiornata di Grok e la guida completa a Grok 4.7 restano il punto di partenza più rapido per approfondire prezzi, benchmark e casi d’uso.

Il laboratorio di Elon Musk gioca ormai una partita diversa da quella di due anni fa: non vende più Grok solo sulla libertà di linguaggio del chatbot, la scommessa attuale si gioca sul prezzo per milione di token, in un mercato dove chi manda i modelli in produzione guarda prima il conto a fine mese e poi la classifica dei benchmark.

Fonti: annuncio di Grok 4.7 sul blog di xAI e dati di Artificial Analysis per i confronti indipendenti.

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Tool Grok
Aziende xAI
Alessandro Ferri

Alessandro Ferri

Redazione · Guide

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