Newsletter
Notizie

Meta, il trucco fiscale dei data center per l’intelligenza artificiale

Server rack in un data center, immagine simbolica

Meta avrebbe tagliato il conto fiscale 2025 di 3,9 miliardi di dollari classificando i suoi data center per l’intelligenza artificiale come “esperimenti”. Lo rivela un’inchiesta del New York Times: l’azienda userebbe un credito d’imposta per la ricerca, nato da una legge del 1981, per dedurre come costi sperimentali gli investimenti in infrastrutture che Mark Zuckerberg descrive pubblicamente come il cuore del business.

Come funziona il credito d’imposta

La norma del 1981 era pensata per premiare le aziende che investono in ricerca e sviluppo, non per finanziare la costruzione di server farm. Meta avrebbe classificato i suoi data center come “modelli pilota” e i chip Nvidia acquistati per equipaggiarli come materiali sperimentali, rientrando così nei requisiti del credito. Il risparmio è cresciuto rapidamente negli ultimi anni: 700 milioni di dollari nel 2023, 2 miliardi nel 2024, 3,9 miliardi nel 2025. Nessun’altra azienda quotata avrebbe beneficiato di questo credito in misura paragonabile.

La contraddizione tra i conti e le dichiarazioni pubbliche

Il problema è che la definizione di “esperimento” stride con quello che Meta dice ai suoi investitori. Già a gennaio 2025 Zuckerberg aveva presentato questi impianti come infrastrutture destinate a “guidare i nostri prodotti principali e il business”, non come banchi di prova. Nel corso del 2026 l’azienda ha inoltre dettagliato pubblicamente le partnership con i principali produttori di chip per la sua capacità di calcolo, una comunicazione difficilmente compatibile con l’etichetta di sperimentazione interna.

Anche i revisori di Meta sono preoccupati

Non è solo un’opinione esterna: nei documenti depositati presso la Sec, gli stessi contabili di Meta segnalano la strategia come legalmente rischiosa. Gli accantonamenti per posizioni fiscali incerte sono saliti del 45%, fino a 18,74 miliardi di dollari. La società di revisione EY ha comunque approvato l’impostazione, pur avendo contribuito, secondo il New York Times, a strutturare e proporre schemi simili ad altre aziende del settore. James Shannon, il parlamentare che nel 1981 propose la norma oggi usata da Meta, ha commentato che l’uso che ne sta facendo l’azienda “è andato molto, molto oltre quello che chiunque avrebbe potuto immaginare”.

Il costo nascosto della corsa ai data center

La vicenda arriva mentre cresce l’attenzione sui costi reali dei data center per l’AI, tra consumo energetico e impatto locale, e mentre le big tech cercano capitali anche fuori dai bilanci tradizionali: solo poche settimane fa diverse big tech si sono finanziate con bond in euro per sostenere proprio questi investimenti. Il credito fiscale “sperimentale” aggiunge un altro tassello al modo in cui le grandi aziende dell’intelligenza artificiale distribuiscono il conto dei loro investimenti miliardari, tra Borsa, debito e fisco.

Foto: Pexels

Categorie Notizie
Aziende Meta
Marco De Santis

Marco De Santis

Redazione · Notizie

Ti è stato utile questo articolo?

Ricevi ogni venerdì mattina le storie e i tool che contano. Gratis, niente spam.