La Motion Picture Association, l’associazione che rappresenta i grandi studi di Hollywood, ha annunciato il primo accordo della sua storia con un’azienda di intelligenza artificiale sul diritto d’autore. La controparte e’ ByteDance, il gruppo cinese proprietario di TikTok, e riguarda i suoi modelli che generano video e immagini: Seedance e Seedream.
Sei mesi fa era una diffida
Il punto di partenza e’ stato uno scontro. A febbraio la MPA aveva inviato a ByteDance una lettera di diffida sostenendo che Seedance 2.0 fosse stato addestrato su materiale protetto e potesse produrre video non autorizzati con personaggi come SpongeBob e con scene ricalcate da Stranger Things. Da li’ sono partite le conversazioni che hanno portato all’intesa annunciata lunedi’.
Le due parti dicono che le protezioni concordate sono gia’ visibili nelle versioni uscite il mese scorso, Seedance 2.5 e Seedream 5.0 Pro. Il presidente della MPA Charles Rivkin ha ripetuto la posizione dell’associazione: il diritto d’autore e’ il fondamento su cui si regge l’industria del cinema e della televisione.
Quello che non sappiamo
L’accordo e’ un memorandum d’intesa, cioe’ un documento che fissa un quadro comune di principi. I paletti tecnici concordati non sono stati resi pubblici: non sappiamo quali filtri siano stati messi, come vengano riconosciuti i personaggi protetti, cosa succeda se un utente aggira il blocco, ne’ se esistano verifiche indipendenti. Sappiamo che si applicano ai modelli distribuiti attraverso TikTok, la joint venture americana di TikTok, CapCut e Dreamina.
Questa e’ l’informazione piu’ importante e insieme la piu’ scomoda: senza i dettagli, l’accordo vale quanto la volonta’ delle due parti di rispettarlo. Gli studi hanno pero’ ottenuto una cosa concreta, cioe’ un interlocutore che riconosce il problema invece di negarlo, e un precedente da mettere sul tavolo con gli altri.
Due strade opposte
Il confronto con quello che succede nella musica e’ istruttivo. Li’ la trattativa e’ saltata: l’editore Round Hill ha fatto causa a Suno e Anthropic dichiarando esplicitamente di non volere accordi. Il cinema, che ha meno cause in corso e piu’ esposizione all’immagine generata, ha scelto la strada del negoziato.
C’e’ anche una ragione pratica. I modelli video di ByteDance sono tra i piu’ usati: Seedance 2.5 genera video da trenta secondi in un colpo solo, e c’e’ gia’ chi ci ha girato un cortometraggio di tredici minuti. Fermarli sarebbe stato improbabile; metterci delle regole dentro era l’alternativa realistica.
Cosa guardare adesso
L’accordo non tocca la questione a monte, quella dei dati usati per addestrare i modelli: parla di cosa i modelli possono produrre, non di cosa hanno letto. E’ la stessa distinzione che sta al centro delle cause in corso negli Stati Uniti e delle discussioni europee sull’AI Act, dove agli sviluppatori si chiede di pubblicare un riepilogo dei materiali usati per l’addestramento.
Per chi in Italia lavora con questi strumenti, la conseguenza pratica arrivera’ sotto forma di rifiuti: richieste che prima passavano e adesso non passano piu’, su personaggi e scene riconoscibili. Chi ci costruisce sopra un lavoro professionale farebbe bene a considerare quei blocchi non un fastidio temporaneo ma la direzione in cui vanno tutti i fornitori.
Fonte: l’annuncio congiunto di MPA e ByteDance.
Immagine in evidenza: archivio The AI Magazine.



