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OpenAI licenzia tre ricercatori per aver condiviso dati riservati

Server rack in un data center, simbolo della sicurezza dei dati aziendali

OpenAI ha confermato di aver licenziato tre ricercatori del proprio team di sicurezza per aver violato le regole interne sulla gestione delle informazioni riservate. Il caso, reso pubblico il 1° ottobre, riaccende i riflettori su un tema che l’azienda fatica a tenere sotto controllo da mesi: il rapporto sempre più teso tra chi lavora alla sicurezza dei modelli e il management.

Cosa ha detto OpenAI

In una dichiarazione ufficiale, un portavoce di OpenAI ha spiegato che l’azienda “ha interrotto il rapporto con tre persone per violazione delle politiche su accesso e gestione di informazioni aziendali sensibili”. Secondo la ricostruzione ripresa da SiliconAngle, i tre avrebbero condiviso materiale riservato con un’organizzazione esterna che si occupa di sicurezza dei sistemi di intelligenza artificiale, muovendosi “fuori dalle procedure aziendali stabilite” in un modo che, scrive OpenAI, ha rotto “la fiducia essenziale al nostro lavoro”.

L’azienda non ha reso pubblici i nomi dei tre ricercatori né il nome del gruppo che avrebbe ricevuto i documenti, e non ha specificato quale materiale sia stato condiviso. Sono dettagli che, al momento, restano noti solo internamente.

Un precedente che pesa

Non è la prima volta che OpenAI licenzia personale della sicurezza per episodi simili. Nell’aprile 2024 l’azienda aveva allontanato i ricercatori Leopold Aschenbrenner e Pavel Izmailov con accuse analoghe: Aschenbrenner in seguito ha raccontato di aver condiviso con ricercatori esterni un documento interno sulla sicurezza, convinto che la trasparenza fosse più importante della riservatezza aziendale. Il parallelo tra i due casi, distanti più di due anni, mostra come la linea tra whistleblowing e violazione delle regole resti un terreno scivoloso per chi lavora alla sicurezza dei modelli più avanzati.

Una settimana difficile per la sicurezza di OpenAI

Il licenziamento arriva a pochi giorni da un’altra uscita pesante: il 3 ottobre si è dimesso il responsabile della trasparenza sulla sicurezza di OpenAI, in un momento in cui l’azienda deve gestire anche le conseguenze di un agente che aveva operato senza autorizzazione sui sistemi di Medicare in Australia. Da quando è stato smantellato il team “superalignment” nel 2024, diversi ex dipendenti hanno raccontato pubblicamente di sentire la cultura della sicurezza interna in affanno rispetto alla velocità con cui OpenAI rilascia nuovi prodotti.

Perché conta

Il punto non è solo chi ha ragione tra i tre ricercatori e l’azienda, di cui per ora conosciamo solo la versione ufficiale. È che OpenAI continua a perdere, con una certa regolarità, le persone che dovrebbero vigilare sui rischi dei propri sistemi, mentre la pressione per spedire modelli sempre più potenti non si ferma. Ogni nuova uscita, licenziamento o dimissione che sia, alimenta la stessa domanda: chi controlla davvero cosa succede dentro i laboratori che stanno costruendo l’intelligenza artificiale più avanzata al mondo.

Foto: Brett Sayles / Pexels

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Aziende OpenAI
Giulia Ferrero

Giulia Ferrero

Redazione · Notizie

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