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Patreon smette di chiedere ai bot AI di non copiare: ora li blocca

La piattaforma abbandona il robots.txt e passa al blocco tecnico con Cloudflare. Restano ammessi solo i bot che riportano visitatori ai creatori.

Per anni Patreon ha fatto quello che fanno quasi tutti i siti: ha scritto in un file di testo che i bot delle aziende di intelligenza artificiale non erano graditi, e ha sperato che qualcuno lo leggesse. Da questa settimana ha smesso di chiedere e ha iniziato a bloccare. La piattaforma su cui oltre un milione di creatori raccoglie abbonamenti dai propri sostenitori ha annunciato una collaborazione con Cloudflare per fermare i crawler che raccolgono contenuti per addestrare modelli.

Il file che nessuno rispettava

Il meccanismo abbandonato si chiama robots.txt. È un file che ogni sito può pubblicare per dire ai programmi automatici quali pagine possono visitare e quali no. Il problema è che non blocca niente: è una richiesta, non una serratura. Chi vuole ignorarla la ignora, e negli ultimi anni molti crawler destinati all’addestramento dei modelli l’hanno fatto sistematicamente.

Cloudflare, che gestisce l’infrastruttura di rete davanti a una fetta enorme del web, permette invece un blocco vero: riconosce il traffico automatico e lo respinge prima che arrivi al sito. Patreon ha spiegato a TechCrunch di aver attivato il filtro dopo una fase di test.

Cosa resta permesso

Il blocco non è indiscriminato. Patreon continua a lasciar passare i bot che indicizzano le pagine per i motori di ricerca, cioè quelli che poi rimandano visitatori verso i profili dei creatori. La distinzione è tra chi prende contenuti per portare traffico indietro e chi li prende per addestrare un modello che, di fatto, sostituisce la visita alla fonte.

È una linea che sempre più editori e piattaforme stanno tracciando, e che riguarda direttamente chi in Italia vive di contenuti online: illustratori, podcaster, newsletter indipendenti che usano Patreon o servizi simili si trovano oggi con una difesa tecnica che prima non avevano, senza dover fare nulla.

Il contesto: la musica come precedente

La mossa arriva mentre il tema della raccolta non autorizzata di materiale protetto è tornato al centro del dibattito. Pochi giorni fa un attacco informatico ha suggerito che il generatore musicale Suno avrebbe raccolto brani da YouTube e altre piattaforme per addestrare i propri modelli. Casi come quello spiegano perché le piattaforme che ospitano lavoro creativo stiano passando dalla richiesta cortese al blocco tecnico.

Un cambio di rapporti di forza

Fino a poco tempo fa il sito che voleva difendersi doveva dimostrare un danno dopo che il danno era avvenuto, in tribunale, anni dopo. Il blocco a livello di rete sposta il problema a monte: chi vuole quei contenuti deve chiederli, e a quel punto può anche pagarli. Cloudflare sta costruendo proprio attorno a questa idea un mercato di accessi a pagamento per i crawler.

I numeri della fase di test danno la misura della differenza tra chiedere e impedire: secondo quanto riferito dall’azienda, i tentativi settimanali di accesso da parte dei singoli crawler destinati all’addestramento sono passati da migliaia a zero.

Logo: Patreon

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