Stessa sostanza di NotebookLM, ma con un nome nuovo, limiti ancora in rodaggio e il codice riservato a chi paga di più.
Pro
- Resta il modo più solido per lavorare su fonti proprie senza che il modello inventi dati che non ci sono
- Mappe mentali, riassunti audio e video, quiz, infografiche e slide restano gratuiti anche nel piano base
- Il nuovo sistema di limiti “a budget” premia chi fa domande brevi, invece di penalizzare tutti allo stesso modo
- Sincronizzazione nativa con l’app Gemini, comoda per chi la usa già ogni giorno
Contro
- L’esecuzione di codice dentro il notebook è riservata per ora a Google AI Ultra e a pochi clienti Workspace
- I nuovi limiti, in vigore dal 2 settembre 2026, rendono difficile capire in anticipo quante domande si possono fare in una sessione
- Il cambio di nome rischia di disperdere dentro Gemini l’identità chiara che aveva NotebookLM
NotebookLM non esiste più con questo nome. Da metà luglio 2026 Google lo ha rinominato Gemini Notebook, portandolo dentro l’ecosistema dell’app Gemini invece di lasciarlo come prodotto a parte. Chi lo usava ogni giorno per organizzare fonti, appunti e ricerche si è trovato lo stesso strumento sotto una sigla diversa, con qualche funzione aggiunta e qualche abitudine da aggiornare. Questa recensione guarda a cosa è rimasto identico, cosa è cambiato per davvero e se vale ancora la pena usarlo nel lavoro quotidiano. La scheda con tutti i dettagli è nella directory degli strumenti AI del sito.
Da NotebookLM a Gemini Notebook: cosa resta e cosa cambia
Il nome nuovo non ha toccato il cuore del prodotto. Si crea un notebook, si caricano le fonti (PDF, documenti, link, audio, video, slide), e l’intelligenza artificiale risponde solo basandosi su quei materiali, citando da dove ha preso ogni informazione. È la caratteristica che da sempre distingue Gemini Notebook da un assistente generico come ChatGPT o Gemini stesso: qui il modello non improvvisa, resta ancorato a quello che gli è stato fornito. Restano anche le funzioni che negli ultimi due anni hanno reso popolare lo strumento: le mappe mentali generate in automatico, i riassunti audio in stile podcast a due voci, le versioni video delle stesse sintesi, più flashcard, quiz, infografiche e bozze di slide per chi deve preparare una lezione o una presentazione partendo dalle proprie fonti.
Quello che cambia è il contesto in cui tutto questo vive. Gemini Notebook è ora raggiungibile anche dall’app Gemini, non solo dal suo sito dedicato, e Google ha già annunciato l’intenzione di collegarlo in futuro alla modalità di ricerca con intelligenza artificiale di Google Search, anche se senza una data precisa. Il rischio, che vale la pena segnalare subito, è che uno strumento nato con un’identità molto precisa (un posto per lavorare su fonti proprie) finisca annacquato dentro la galassia sempre più ampia di funzioni targate Gemini.
Il sistema di limiti è cambiato due volte in pochi mesi
Qui sta la novità più concreta per chi usa Gemini Notebook davvero, non solo per curiosità. Fino all’estate 2026 i limiti erano semplici da ricordare: un tetto di notebook per account, un numero massimo di fonti per notebook, un certo numero di domande e di riassunti audio al giorno. Dal 2 settembre 2026 Google ha sostituito questo schema con un sistema più granulare: il consumo non si misura più in “domande al giorno” ma in un budget che dipende dalla complessità del prompt, dalla lunghezza della conversazione, dal numero di fonti coinvolte e dalle funzioni usate, e questo budget si rinnova ogni cinque ore invece che una volta al giorno.
In pratica, chi fa domande brevi e su poche fonti riesce a lavorare più a lungo rispetto a prima; chi invece carica notebook enormi e fa domande complesse può accorgersi di aver consumato il budget più in fretta di quanto si aspettasse. Sulle fonti per notebook, invece, i numeri restano leggibili: 50 fonti nel piano gratuito, 100 con Google AI Plus, 300 con Google AI Pro, fino a 500-600 con Google AI Ultra. Il limite per singola fonte resta fissato a 500.000 parole, oppure 200 MB per i file caricati dal proprio computer (i numeri aggiornati sono sempre sulla pagina di supporto ufficiale di Google).
L’esecuzione di codice c’è, ma non per tutti
La novità più annunciata del passaggio a Gemini Notebook è la possibilità di scrivere ed eseguire codice dentro il notebook stesso, appoggiandosi a quello che Google chiama un ambiente cloud sicuro. In pratica permette di fare analisi sui dati delle proprie fonti (una tabella, un dataset, i numeri di un report) senza doverli esportare altrove e senza perdere il collegamento con il resto del notebook. È una funzione pensata per chi lavora con dati veri, non solo con testo.
Il problema, almeno per ora, è l’accesso: la funzione è disponibile solo per chi ha un abbonamento Google AI Ultra e per una parte dei clienti Workspace con accesso esteso, mentre Google ha detto che arriverà “prossimamente” anche a chi ha il piano Pro, senza però fissare una data. Per chi si accontenta del piano gratuito o di Google AI Plus, l’esecuzione di codice resta per adesso solo una promessa.
Quanto costa davvero
Il piano gratuito di Gemini Notebook resta il punto di partenza più ragionevole per chi vuole provarlo: fino a 100 notebook per account, 50 fonti per notebook, tutte le funzioni di riassunto, mappa mentale e quiz incluse, solo senza l’esecuzione di codice e con meno margine prima di esaurire il budget delle cinque ore. Per chi vuole più fonti per notebook e più margine di utilizzo, Google AI Plus parte da 4,99 euro al mese (prezzo promozionale per chi si abbona con pagamento annuale), Google AI Pro si attesta intorno ai 22 euro al mese con 5 TB di spazio cloud incluso, mentre Google AI Ultra costa circa 100 euro al mese e porta anche l’accesso all’esecuzione di codice. Sono cifre rilevate a giugno 2026: Google ha cambiato più volte i prezzi di questi abbonamenti nel corso dell’anno, quindi vale la pena controllare il listino aggiornato prima di sottoscrivere qualcosa.
Per chi conviene e per chi no
Gemini Notebook continua a essere la scelta più sensata per chi deve lavorare su un corpus di fonti definito: chi scrive una tesi, chi prepara una rassegna stampa, chi deve studiare un dossier di decine di documenti prima di una riunione (un metodo di base per orientarsi lo trovi nella nostra guida su come usare l’IA per studiare), chi insegna e vuole trasformare i propri materiali in quiz o slide senza riscriverli da zero: per questo profilo abbiamo raccolto anche altri strumenti utili a scuola e tra i docenti. In questi casi il piano gratuito basta quasi sempre, e il salto a Google AI Plus si giustifica solo quando le 50 fonti per notebook iniziano a essere strette.
Non è invece lo strumento giusto per chi cerca un assistente generico da consultare su qualsiasi argomento: per quello restano più adatti ChatGPT, Claude o Gemini stesso, che non hanno il vincolo di dover restare ancorati a fonti caricate a mano. E chi aveva bisogno dell’esecuzione di codice come motivo principale per passare a questo strumento farebbe meglio ad aspettare che la funzione arrivi anche al piano Pro, perché oggi significa comunque pagare il livello più costoso dell’abbonamento.
Quello che il cambio di nome non tocca
Al netto della nuova sigla e dei limiti ricalcolati, il motivo per cui Gemini Notebook è diventato uno strumento di riferimento in ambito scolastico e professionale non è cambiato: resta uno dei pochi prodotti di intelligenza artificiale pensati apposta per non allontanarsi dalle fonti che gli vengono date, in un mercato dove la maggior parte degli assistenti IA preferisce rispondere comunque, anche quando non ha i dati per farlo. Il nome nuovo porta più visibilità dentro l’app Gemini e qualche funzione in più riservata a chi paga di più; la sostanza, per chi lo usa per studiare o organizzare ricerche, resta quella che era prima dell’estate.



