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GPT-6 Astra: come accedere al modello AI di OpenAI e quanto costa

GPT-6 Astra è su ChatGPT Plus, Pro, Business e via API. Quali piani lo includono davvero, quanto costa in euro e in quali lavori conviene.

Copertina della guida a GPT-6 Astra di OpenAI

GPT-6 Astra è il modello di punta che OpenAI ha pubblicato il 3 settembre 2026. Non è l’ennesimo aggiornamento della conversazione: è il primo modello dell’azienda costruito attorno all’idea di stare davanti a uno schermo al posto di chi lo adopera, quindi aprire un browser, compilare moduli, muoversi dentro un programma e portare a termine il compito. Otto giorni dopo l’uscita la domanda ha già costretto OpenAI a chiudere le nuove iscrizioni al piano più caro.

Questa guida mette in fila le cose che servono per decidere se vale la spesa: su quali piani di ChatGPT è disponibile e su quali no, quanto costa in euro, che cosa sa fare di diverso dal modello precedente e in quali lavori non aggiunge nulla. Tutti i prezzi sono quelli esposti dal listino italiano di OpenAI alla data dell’11 settembre 2026.

I punti trattati nella guida a GPT-6 Astra

Che cosa cambia rispetto a GPT-5.6

La parte su cui OpenAI insiste nel post ufficiale di lancio non è la qualità della scrittura, è l’uso del computer. Tre numeri raccontano il salto, e vale la pena capire che cosa misurano davvero.

Il primo è OSWorld 2.0, un test che mette il modello dentro un sistema operativo vero e gli chiede di completare compiti da ufficio: trovare un file, aggiornare una scheda cliente, sistemare un foglio di calcolo. Astra segna 72,6%, contro il 65,7% di GPT-5.6 Sol e il 70,2% di Claude Opus 5. Il secondo è ScreenSpot-Pro, che misura una cosa più banale e più decisiva: se il modello sa dire con precisione dove cliccare su uno schermo. Qui si passa dal 76,9% al 92,7%, ed è lo scarto che separa un agente che sbaglia un bottone su quattro da uno che lo sbaglia una volta su tredici. Il terzo dato arriva dalle simulazioni interne di OpenAI: circa il 47% di tempo in meno per portare a termine lo stesso compito rispetto al modello precedente.

Detto in modo operativo: se il lavoro consiste nel produrre testo, l’intelligenza artificiale che c’era prima continua a bastare. Se consiste nel ripetere trenta volte la stessa sequenza di clic dentro un gestionale, questo è il primo modello di OpenAI progettato per quel mestiere. Ne avevamo scritto il giorno dell’uscita nella notizia del lancio.

Su quali piani si trova, e su quali no

Questa è la parte che genera più confusione, perché Astra non è arrivato su tutti i livelli di abbonamento e la pagina dei prezzi lo dice in una riga che passa inosservata. Il modello non c’è sul piano gratuito e non c’è sul piano Go: chi non paga lavora con GPT-5.6 Luna, chi paga 8 euro al mese ottiene più messaggi e più caricamenti, non un modello diverso.

Piano Prezzo (listino italiano) GPT-6 Astra Contesto ragionamento
Free 0 € Non incluso Variabile
Go 8 € al mese Non incluso 256.000 token
Plus 23 € al mese Accesso limitato 256.000 token
Pro da 103 € al mese Accesso esteso, più il ragionamento Pro 400.000 token
Business, postazione standard 21 € al mese con fatturazione annuale, 26 € con quella mensile Incluso 400.000 token
Business, postazione premium 105 € al mese con fatturazione annuale, 130 € con quella mensile Incluso, utilizzo cinque volte superiore 400.000 token
Fonte: pagina delle tariffe italiana di OpenAI, rilevata l’11 settembre 2026. I prezzi individuali sono per utente al mese.

Due avvertenze che non stanno nella tabella. La prima riguarda le aziende: negli account Business ed Enterprise l’accesso ad Astra è spento per impostazione predefinita e deve accenderlo un amministratore, quindi chi paga una postazione e non vede il modello nel menu non ha un problema tecnico, ha un permesso da chiedere. La seconda riguarda il piano Pro: il listino scrive «da 103 euro al mese» e indica due livelli di utilizzo, cinque volte o venti volte superiori al piano Plus, senza esporre pubblicamente la cifra del livello più alto.

Per chi sta valutando la spesa mese su mese, il quadro completo dei costi dei tre assistenti principali è nel nostro confronto sui prezzi di ChatGPT Plus, Claude Pro e Gemini Advanced, mentre chi vuole restare a costo zero trova il perimetro reale dei piani gratuiti in questa analisi.

Quanto costa passando dall’API

Chi integra il modello dentro un proprio programma non compra un abbonamento, compra token. Il listino dell’API è in dollari: 10 dollari per milione di token in ingresso e 50 dollari per milione in uscita. Esiste una modalità Fast, fino a due volte più veloce, che costa il doppio su entrambe le voci, e ci sono tariffe separate per la lettura e la scrittura della cache.

Un conto spannometrico aiuta a capire l’ordine di grandezza. Una richiesta che manda in ingresso un documento da circa 20.000 token, più o meno venticinque pagine, e riceve in uscita 2.000 token di risposta, costa intorno a 0,30 dollari. Mille richieste di quel tipo sono circa 300 dollari, cifra che va confrontata con i 103 euro di un abbonamento Pro prima di decidere quale strada conviene. L’identificativo del modello è gpt-6-astra, ed è disponibile anche su Microsoft Azure e su AWS Bedrock, oltre che dentro Codex per il lavoro sul codice.

Le iscrizioni al piano Pro sono sospese

Dal 10 settembre non è più possibile sottoscrivere ChatGPT Pro. La ragione dichiarata da OpenAI è la domanda per Astra, che sta chiedendo all’infrastruttura più di quanto l’infrastruttura riesca a dare: lo ha annunciato pubblicamente Thibault Sottiaux, responsabile di prodotto dell’azienda, definendolo il passo più piccolo possibile per continuare a garantire l’accesso più ampio possibile. La notizia è stata confermata anche dalla stampa internazionale di settore.

Tre precisazioni cambiano la sostanza della cosa. La sospensione riguarda solo le nuove sottoscrizioni: chi ha già il piano Pro non risulta toccato. L’accesso tramite interfaccia di programmazione resta aperto, e restano in vendita i piani Go e Plus. E non è stata indicata alcuna data di riapertura. I dettagli e il contesto economico della decisione sono nella nostra notizia del 10 settembre.

La conseguenza pratica è netta: oggi chi vuole iniziare a pagare OpenAI per usare Astra ha tre strade, e nessuna delle tre è il piano Pro. La prima è Plus a 23 euro al mese, con accesso limitato al modello. La seconda è una postazione Business premium, che però richiede almeno due utenti e la fatturazione aziendale. La terza è l’API, che non ha contingentamenti di questo tipo ma si paga a consumo. Chi stava costruendo un flusso di lavoro sul presupposto di poter comprare un piano Pro quando serviva deve rifare il conto.

I primi passi, in pratica

Dentro ChatGPT il modello si sceglie dal selettore in alto nella finestra di conversazione: su Plus compare accanto agli altri, con la differenza che il contatore di utilizzo si esaurisce prima. La regola di buon senso, su un piano con accesso limitato, è non spenderlo per scrivere email: conviene tenerlo per i compiti in cui serve davvero la parte agentica, cioè quelli in cui il modello deve fare qualcosa e non solo rispondere.

Su un account aziendale il primo passaggio non è tecnico ma organizzativo: far accendere il modello dall’amministratore dello spazio di lavoro. Su API l’integrazione è l’identificativo gpt-6-astra al posto del precedente, con l’avvertenza che la modalità Fast raddoppia la spesa e va accesa solo dove la latenza conta. Per il lavoro sul codice il punto di ingresso naturale è Codex, dove il modello gira già come motore predefinito sulle attività agentiche.

Un’ultima indicazione operativa sui compiti di uso del computer, che è il terreno su cui questo modello viene venduto. Un agente di IA che sbaglia un passaggio dentro un gestionale non produce una risposta sbagliata, produce un dato sbagliato dentro un archivio vero. Conviene far girare le prime sequenze su dati di prova, scrivere nelle istruzioni che cosa non deve toccare, e rileggere il risultato prima di considerarlo acquisito. Sul funzionamento generale di questa categoria di strumenti abbiamo messo in fila le basi nelle nostre analisi sugli agenti, e il caso più istruttivo del mese è la riscrittura di quarantamila righe di Fortran del 1977 fatta da squadre di agenti.

I numeri dichiarati e quanto ci si può contare

Qui serve una dose di prudenza, perché su Astra i numeri hanno avuto una storia movimentata. Sul test ARC-AGI-3 la pagina ufficiale di OpenAI indica 99,9%, ma la stessa prova misurata con un protocollo diverso restituisce 62,7%: dipende da quanti tentativi si concedono al modello e da come si conta il risultato, come avevamo ricostruito in questo articolo. Non è una sfumatura da addetti ai lavori: è la differenza tra un modello che risolve quasi tutto e un modello che risolve due terzi.

C’è poi il capitolo delle correzioni. Confrontando le copie archiviate della pagina di lancio, Fortune ha documentato che alcuni valori sono stati modificati dopo la pubblicazione, tra cui il tasso di allucinazioni e i punteggi attribuiti ai modelli di Anthropic: la ricostruzione è qui. E c’è il caso delle classifiche indipendenti: Artificial Analysis, una delle classifiche di IA più consultate del settore, all’inizio dava Astra sostanzialmente pari al modello precedente, poi ha rifatto l’indice nella versione 4.2, con due prove nuove e una pensionata, e nella nuova graduatoria Astra guadagna quattro punti. Il cambio di metodo merita attenzione quanto il risultato.

Un dato, invece, è solido e verificato da terzi: Epoch AI ha annunciato che tutti i problemi del Tier 4 di FrontierMath, il livello più difficile del suo test di matematica, sono stati risolti, e l’ultimo rimasto in piedi è caduto con Astra. A gennaio il record su quel livello era del 31%. Il dettaglio è qui.

La regola da portare a casa per una decisione di acquisto è che i punteggi generali contano poco e i due test sull’uso del computer contano molto, perché misurano esattamente la cosa per cui questo modello esiste. Chi cerca un paragone diretto con la concorrenza tenga presente che il nostro confronto di luglio tra Claude Fable 5, GPT-5.6 e Gemini 3.5 è stato scritto prima di questo lancio e va letto con quella data in mente.

Il vincolo di sicurezza che tocca chi lavora

Due giorni prima del lancio OpenAI aveva avvertito di aver superato una soglia interna considerata critica sulla capacità offensiva in cybersicurezza, e i numeri pubblicati poi lo confermano: 100% su ExploitBench e 42,4% su ExploitGym, con due vulnerabilità sconosciute individuate durante i test e comunicate a chi mantiene il software. Ne avevamo scritto quando la notizia è arrivata.

Da questa classificazione derivano due conseguenze concrete per chi paga. La prima: al lancio il modello rifiuta i compiti offensivi più spinti, per esempio scrivere un exploit dimostrativo, e OpenAI prevede di allentare questi limiti solo per chi entra nel programma Daybreak. Chi fa analisi di malware o verifica di vulnerabilità per mestiere, quindi, oggi trova porte chiuse. La seconda è più insidiosa: OpenAI ha attivato in produzione un sistema di sorveglianza sul disallineamento che, per sua ammissione, può mettere in pausa o interrompere anche lavoro legittimo. Su un flusso automatico che gira di notte, un’interruzione non annunciata è un problema di affidabilità, non una sottigliezza teorica.

Vale la pena citare anche una riga scritta da OpenAI stessa: il ragionamento di Astra risulta più difficile da monitorare di quello di GPT-5.6 Sol nei test in cui gli si chiede esplicitamente di sfuggire ai controlli. È l’azienda che vende il modello a dirlo, e questo rende la frase più pesante, non meno.

Scheda sintetica di GPT-6 Astra: che cos’è, per chi è ideale e per chi no

Quando conviene e quando no

Conviene in tre situazioni precise. La prima è il lavoro ripetitivo dentro uno schermo: inserimenti in un CRM, compilazione di moduli, aggiornamenti di schede, tutto ciò che oggi occupa una persona per ore senza richiederle alcuna decisione. La seconda è lo sviluppo software, dove l’intelligenza artificiale lavora con cicli di prova reali, dove il guadagno del 47% di tempo dichiarato da OpenAI si traduce in iterazioni più corte. La terza è l’analisi di documenti lunghi, dove i 400.000 token di contesto del piano Pro e delle postazioni Business fanno una differenza misurabile rispetto ai 256.000 di Plus.

Non conviene, e qui il risparmio è reale, in tre casi altrettanto precisi. Se il lavoro è scrittura e conversazione, GPT-5.6 Sol sul piano Plus copre il fabbisogno e la quota limitata di Astra è meglio spesa altrove. Se il budget si ferma a 23 euro al mese e il mestiere non ha componenti agentiche, l’aggiornamento non restituisce nulla. E se il flusso di lavoro ha bisogno di accesso garantito e stabile, la sospensione delle iscrizioni Pro e la sorveglianza attiva in produzione sono due rischi da mettere a bilancio prima di costruirci sopra qualcosa.

Resta un dato di fondo che conviene tenere presente: il collo di bottiglia, oggi, non è il modello ma il calcolo che serve a farlo girare. Una sospensione delle iscrizioni a otto giorni dal lancio dice che la capacità disponibile e le ambizioni del prodotto non coincidono, e finché le due cose non si riallineano la disponibilità di Astra resta una variabile, non una garanzia. Il paragone serio con Claude Fable 5.1 e con Gemini si potrà fare quando i numeri indipendenti si saranno stabilizzati e quando chiunque paghi potrà comprare lo stesso livello di servizio. All’11 settembre 2026 non è ancora così.

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Alessandro Ferri

Alessandro Ferri

Redazione · Guide

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