Serve a chi scrive in inglese ogni giorno da non madrelingua; se scrivi solo in italiano, risparmia i 12 euro.
Pro
- Correttore inglese imbattibile
- Tone detector inline difficile da replicare
- Funziona ovunque scrivi
Contro
- Italiano sotto i correttori nativi
- Generativa inferiore a ChatGPT e Claude
- Riscritture che appiattiscono lo stile
Uso Grammarly da sette anni. Ho iniziato quando era ancora un correttore grammaticale con qualche suggerimento di stile, ho attraversato la fase in cui ha aggiunto il tone detector, e adesso lo sto usando nella versione full AI writing assistant che ha lanciato tra fine 2023 e 2024. Come editor senior di una testata che pubblica quasi ogni giorno pezzi in italiano ma che ha anche una parte crescente di comunicazione B2B in inglese, ho una prospettiva forse un po’ scomoda: non sono una entusiasta dell’ultima ora, e non sono nemmeno una critica che vuole rottamarlo perché “tanto c’è ChatGPT”. La domanda vera, quella che mi arriva ogni due settimane da qualche freelance o direttore marketing, è un’altra: nel 2026, con Claude e GPT che scrivono in italiano quasi come un madrelingua e in inglese decisamente meglio di me, ha ancora senso pagare 12 euro al mese per Grammarly?
Ho provato a rispondere per iscritto, senza fare né il pezzo promozionale né la stroncatura da influencer. Ho tenuto Grammarly Premium attivo per quattro mesi in parallelo con il mio abbonamento a ChatGPT Plus e Claude, e ho tenuto traccia di quando mi è servito davvero, quando l’ho ignorato e quando l’ho disinstallato temporaneamente per capire cosa perdevo. Il risultato è meno netto di quello che mi aspettavo.
Cos’è Grammarly nel 2026 e come è cambiato
Fino al 2022 Grammarly era un correttore. Ottimo, ma pur sempre un correttore: sottolineava errori grammaticali, suggeriva sinonimi, avvisava se il tono era troppo aggressivo. Dal 2023 in poi il prodotto ha cambiato pelle. Oggi si presenta come un “AI writing partner”, con una funzione generativa integrata che può riscrivere paragrafi interi, produrre bozze da un prompt, riassumere email lunghe e adattare il tono di un testo a un contesto specifico. Il motore sotto il cofano è un mix di modelli proprietari e integrazioni con LLM esterni, la stessa strada presa da Notion e da altri prodotti verticali.
La differenza, rispetto a un ChatGPT generalista, è che Grammarly vive dove scrivi tu. Non devi aprire una tab, incollare il testo, chiedere la riscrittura, copiare, tornare all’email. Sta lì, nell’estensione browser, nell’app desktop, nel plugin Word, e ti offre le sue funzioni sopra il testo che stai già producendo. Sembra una differenza banale, ma dopo quattro mesi di uso posso dire che non lo è: cambia la frequenza con cui usi davvero l’AI mentre lavori. Su questo torno più avanti perché è probabilmente il punto centrale di tutta la recensione.
Sul sito ufficiale grammarly.com il posizionamento oggi parla di produttività, tone check e AI writing, con molto meno enfasi sulla correzione grammaticale rispetto a due anni fa. La direzione strategica è chiara: non vogliono più essere confusi con un semplice spell checker.
Interfaccia e primo uso: dove Grammarly vince ancora
L’estensione per Chrome e Edge è la parte migliore del prodotto. La installi, ti loggi, e da quel momento hai il correttore attivo su Gmail, LinkedIn, Google Docs, Notion, Slack web, praticamente ovunque scrivi. Le sottolineature sono discrete, i suggerimenti si accettano con un click, e la nuova barra flottante con le funzioni AI generative appare quando selezioni un pezzo di testo. Puoi chiederle di riscrivere, accorciare, cambiare tono, tradurre.
L’app desktop per Windows e Mac copre le applicazioni native, quindi Word, Outlook, Apple Mail, i client di posta più diffusi. Il plugin dedicato per Microsoft Word è ancora il modo migliore per lavorare su documenti lunghi con Grammarly attivo, perché ti dà una sidebar completa con tutti i suggerimenti in coda, e puoi accettare o rifiutare uno alla volta senza rompere il flusso di scrittura.
Il tone detector, la funzione che uso più di tutte
Se dovessi salvare una sola funzione di Grammarly sarebbe questa. Il tone detector analizza il tuo testo mentre scrivi e ti dice come suona: formale, amichevole, assertivo, preoccupato, ansioso. In inglese funziona benissimo, in italiano meno bene ma migliora ogni trimestre. Per chi lavora con clienti internazionali è oro: sto scrivendo una mail al direttore acquisti di una multinazionale tedesca, Grammarly mi avvisa che il mio testo suona “hesitant” e “apologetic”, e prima di premere invio ho la possibilità di sistemare il tono. ChatGPT questa cosa la sa fare, ma solo se glielo chiedo esplicitamente. Grammarly te lo fa notare da solo, sopra il testo, senza cambio di contesto.
Le funzioni chiave: cosa fa bene, cosa fa così così
Vediamole una per una, senza indorare la pillola.
Grammatica in inglese: eccellente. Rimane il gold standard. Prende errori sottili che ChatGPT si perde, gestisce bene la punteggiatura anglosassone, distingue tra registri formali e informali con precisione. Se scrivi in inglese come non madrelingua, questo da solo giustifica l’abbonamento.
Grammatica in italiano: buona ma non eccellente. Nel 2026 Grammarly supporta l’italiano in modo decente, con correzioni di ortografia, concordanze e punteggiatura. Non è al livello di LanguageTool o di un correttore nativo italiano, e a volte propone soluzioni che suonano tradotte. Se scrivi solo in italiano, non è il tuo strumento.
Tone check inline: molto buono, come dicevo sopra. È la funzione che secondo me giustifica il prodotto per un profilo business.
Generative AI: dignitosa ma non memorabile. Grammarly può riscrivere paragrafi, generare bozze, riassumere. Lo fa bene, ma non ai livelli di Claude o GPT ultima generazione. È come avere un assistente competente ma non brillante. Se devi produrre un contenuto creativo lungo, non lo scriverai qui.
Plagio: presente nel piano Premium, controlla il testo contro miliardi di pagine web. Utile per chi lavora in ambito accademico o editoriale, meno decisivo per marketing quotidiano.
Citazioni e stile accademico: se sei uno studente universitario o un ricercatore, la parte di citation generator e i controlli di stile accademico rimangono uno dei punti forti del prodotto. Su questo Grammarly non ha davvero concorrenti generalisti.
Prezzi 2026: cosa costa e cosa ottieni
I prezzi in euro, allineati al listino attuale sul mercato europeo:
- Free: gratis. Correzione grammaticale di base, tono limitato, nessuna generative AI. Va bene per uso occasionale, non per chi scrive per lavoro.
- Premium: circa 12 euro al mese con fatturazione annuale, sale a circa 30 euro se paghi mese per mese. Include tutte le funzioni AI generative, tone completo, controllo plagio, suggerimenti avanzati di chiarezza e coinvolgimento.
- Business: circa 15 euro per utente al mese, con gestione team, style guide condivisa, brand tone e analytics. Pensato per aziende dove più persone scrivono e serve coerenza.
- Enterprise: prezzo su richiesta, con SSO, controlli di sicurezza e compliance.
Il confronto onesto: ChatGPT Plus costa 20 euro al mese, Claude Pro anche, e ti danno accesso a modelli generalisti molto più potenti per scrivere. Grammarly Premium a 12 euro è quindi competitivo solo se la parte di correttore inline e tone check ti serve davvero. Se la usi cinque volte al mese, non vale. Se ci lavori ogni giorno, i 12 euro spariscono nel rumore. Chi si occupa di produttività e strumenti per il lavoro sa bene che il prezzo di un tool va sempre rapportato al tempo che ti fa risparmiare, non al listino in valore assoluto.
Un caso concreto: l’agenzia di Milano che scrive newsletter in inglese
Ho parlato lo scorso mese con la responsabile contenuti di una piccola agenzia di marketing di Porta Nuova, tredici persone, che scrive newsletter e social B2B per clienti italiani ma sempre più spesso anche per clienti tedeschi e olandesi che vogliono comunicazione in inglese. Il team ha in totale tre abbonamenti: ChatGPT Team per la parte di ideazione e stesura, Grammarly Business per la revisione finale, e Notion AI per l’organizzazione interna.
La loro logica è chiara e me l’ha spiegata così: “ChatGPT scrive la bozza, Grammarly la ripulisce e ci dice se il tono funziona per il cliente, noi umani facciamo l’ultimo passaggio”. Il valore di Grammarly per loro non è la scrittura, è il layer di controllo qualità sopra il lavoro dell’AI generalista. Su questo la responsabile è stata molto netta: “Senza Grammarly ci ritroveremmo a mandare al cliente inglese testi che tecnicamente sono corretti ma che suonano da traduzione, e non ce lo possiamo permettere”. Chi lavora nel marketing e contenuti capisce esattamente di cosa parlo.
Questo caso secondo me spiega meglio di mille recensioni per chi ha ancora senso Grammarly nel 2026: non come sostituto degli LLM generalisti, ma come strato di rifinitura professionale sopra di essi, per chi scrive in inglese e non è madrelingua.
Pro e contro reali dopo quattro mesi di uso
Faccio la lista onesta, senza pesare i piatti della bilancia in un modo o nell’altro.
Pro:
– Correttore inglese ancora imbattibile per errori sottili
– Tone detector integrato nel browser, funzione difficile da replicare altrove
– Ubiquità: funziona ovunque scrivi, senza cambio di contesto
– Integrazione Word solida, ideale per documenti lunghi
– Style guide condivisa e brand tone nel piano Business, utile per team
– Prezzo Premium accessibile rispetto ai concorrenti AI generalisti
Contro:
– Italiano ancora inferiore ai correttori nativi
– Generative AI meno potente di ChatGPT o Claude standalone
– Interfaccia a volte pesante, l’estensione consuma memoria sul browser
– Alcune riscritture appiattiscono lo stile, tendono al “safe” e al blando
– Piano Free molto limitato rispetto a due anni fa
– Se lavori solo in italiano, il valore aggiunto è basso
Confronto onesto con le alternative
Vediamo i tre confronti che contano davvero.
Grammarly vs ChatGPT+Claude per la scrittura: gli LLM generalisti scrivono meglio, generano contenuti più creativi, gestiscono contesti lunghi in modo più intelligente. Vincono sulla scrittura pura. Perdono sull’integrazione: devi copiaincollare, devi promptare bene, non hanno il tone detector inline. verdetto: se scrivi contenuti lunghi e creativi, gli LLM sono il tuo strumento principale, Grammarly casomai il rifinitore finale.
Grammarly vs LanguageTool: LanguageTool è il concorrente diretto sul lato correttore, molto forte sull’italiano e sulle lingue europee, costa meno (circa 5 euro al mese) e ha una versione self-hosted per chi ha vincoli di privacy. Perde su AI generativa, tone check evoluto e integrazioni con Word e client email nativi. Se ti serve solo un correttore, LanguageTool è la scelta migliore, soprattutto per chi lavora in italiano.
Grammarly vs Microsoft Copilot in Word: Copilot è integrato nativamente in Office 365 Business, quindi se già paghi Microsoft il costo marginale è basso. In inglese ha fatto grossi passi avanti, ma il tone detector e la qualità della correzione fine restano un gradino sotto Grammarly. Chi si occupa di lavoro d’ufficio e vive dentro Word tutto il giorno dovrebbe testarli in parallelo prima di scegliere.
Il mio giudizio, senza giri di parole
La mia opinione, dopo quattro mesi di uso parallelo e sette anni di storia con questo prodotto, è che Grammarly nel 2026 ha ancora senso per un profilo molto specifico: professionista che scrive quotidianamente in inglese senza esserne madrelingua, che vuole un layer di correzione e tone check inline senza doversi spostare su tab esterne, che apprezza l’integrazione profonda con Gmail, Word e Google Docs. Per questa persona, i 12 euro al mese del piano Premium sono spesi bene, e Grammarly resta uno strumento difficile da sostituire con la sola AI generativa.
Chi invece scrive prevalentemente in italiano, o chi cerca uno strumento di scrittura creativa, farebbe meglio a investire quei soldi in un abbonamento a Claude o a ChatGPT Plus, e ad affiancare eventualmente LanguageTool per la correzione pura. In quel caso Grammarly diventa ridondante e finiresti per pagare per funzioni che usi poco.
Personalmente lo tengo. Non perché sia entusiasta di ogni sua funzione, ma perché la parte di tone check inline sulle mie mail in inglese mi ha salvato più di una volta da un tono involontariamente scortese o troppo timido, e finora non ho trovato niente che lo faccia altrettanto bene senza rompere il mio flusso di lavoro. Non è il tool più eccitante che abbia in abbonamento, ma è uno di quelli che disinstallerei per ultimo. Se il vostro profilo assomiglia al mio, probabilmente arriverete alla stessa conclusione. Se non gli assomiglia, risparmiate i 12 euro e mettete i soldi altro



