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Opinioni

L’AI non ti renderà più produttivo se non cambi metodo

Gli strumenti da soli non producono guadagni di tempo. Chi appoggia l'AI su un processo disordinato ottiene lo stesso disordine, più veloce.

Copertina tipografica: due percorsi affiancati, uno tortuoso e uno lineare

Un pomeriggio di marzo, in una sala riunioni di un’azienda bolognese di trenta persone, mi hanno mostrato con una certa soddisfazione un grafico: quante volte i dipendenti avevano aperto l’assistente AI nel mese precedente. Numeri alti, in crescita. Ho chiesto quanto tempo ci volesse, prima, per chiudere un preventivo. Nessuno lo sapeva. Non lo sapeva nemmeno adesso.

Quella scena mi torna in mente ogni volta che leggo che l’intelligenza artificiale sta rendendo tutti più produttivi. Se non sai quanto tempo ci mettevi prima, non hai alcun modo di dire se ci metti meno adesso. E c’è una cosa peggiore: se il processo su cui hai appoggiato l’AI era già disordinato, quello che ottieni è lo stesso disordine, servito più in fretta.

Lo strumento non contiene il metodo

La forma più comune di adozione che incontro è una vernice. Si compra Microsoft 365 Copilot per tutti, si fa un’ora di formazione, si lascia che ognuno se la cavi. Le mansioni restano quelle. Le riunioni restano quelle. Gli stessi tre passaggi di approvazione restano al loro posto, solo che adesso i documenti che ci passano dentro sono più lunghi, perché scriverli costa meno.

È il motivo per cui sono diffidente verso il modo in cui certi prodotti da ufficio vengono venduti oggi: ne ho scritto in un pezzo sulla AI-mania che sta gonfiando anche i banali strumenti da ufficio, e non ho cambiato idea. La funzione è reale, il guadagno di tempo spesso no.

Cosa misurano davvero gli studi

Ci sono ricerche serie, e vale la pena leggerle per quello che dicono, non per quello che fa comodo. Nel 2023 Shakked Noy e Whitney Zhang hanno pubblicato su Science un esperimento su 453 professionisti laureati: metà poteva usare ChatGPT su compiti di scrittura tipici del proprio mestiere, metà no. Il tempo medio è sceso del 40%, la qualità valutata è salita del 18%. Un risultato notevole. Erano però compiti singoli, brevi, con una consegna chiara e un valutatore alla fine. Non è una giornata di lavoro vera.

Erik Brynjolfsson, Danielle Li e Lindsey Raymond hanno studiato invece un caso reale e continuativo: 5.179 addetti all’assistenza clienti con l’introduzione graduale di un assistente conversazionale. In media, +15% di problemi risolti all’ora. Ma il dato interessante è la distribuzione: circa +34% per i lavoratori meno esperti, quasi nulla per i più bravi, con qualche piccolo peggioramento sulla qualità. Lo strumento non moltiplica le competenze di chi ce le ha già: fa risalire più in fretta chi è indietro.

E poi c’è lo studio che mi ha fatto più male. Nel luglio 2025 METR ha pubblicato un esperimento controllato su 16 sviluppatori open source esperti, 246 attività reali sui loro stessi repository. Con gli strumenti AI hanno impiegato il 19% di tempo in più. La parte che conta: a fine studio erano convinti di essere andati il 20% più veloci. Gli stessi METR hanno poi precisato che quel risultato fotografa i modelli di inizio 2025 e non vale automaticamente per oggi, e mi sembra onesto ripeterlo. Ma la distanza tra sensazione e cronometro non è una questione di versione del modello.

La sensazione di velocità non è velocità

Su questo devo essere sincero fino in fondo, perché ci sono cascato anch’io. Per mesi ho usato l’AI per preparare la prima stesura degli articoli, e la prima stesura arrivava effettivamente in venti minuti invece che in due ore. Solo che poi ne passavo tre a rimetterla in piedi: controllare i numeri, togliere le frasi che sembravano dette e non dicevano niente, ricostruire il ragionamento che il testo saltava. Contando tutto, ci mettevo più di prima. Ma la sensazione era di essere velocissimo, perché la parte faticosa – la pagina bianca – era sparita.

Il punto è che l’AI sposta lo sforzo, non lo elimina. Lo sposta dalla produzione alla verifica. Se non conti anche la verifica, il conto non torna mai.

Cosa ho cambiato, in concreto

Ho smesso di far scrivere le prime stesure e ho iniziato a far fare tutt’altro: estrazione, confronto, riassunto di materiale che ho già. Do a ChatGPT quaranta pagine di verbali e gli chiedo di tirarne fuori tutte le decisioni prese con data e responsabile, in tabella. Quello lo verifico in cinque minuti, perché ho la fonte sotto gli occhi. La prima stesura di un’opinione, invece, non la posso verificare: dovrei riscriverla.

La seconda cosa che ho cambiato è dove smetto di fare a mano. Ho tenuto un registro banale dei miei appunti dentro Notion AI, e per tre settimane ho segnato quanto durava ogni attività ricorrente. Sono venute fuori due cose che stavo automatizzando e che semplicemente andavano cancellate: un report settimanale che leggeva una persona sola, e una rassegna che duplicava una newsletter a cui ero già iscritto. Nessun assistente ti dirà mai che il compito che gli stai affidando è inutile.

La terza è la più noiosa e la più efficace: ho scritto per iscritto le istruzioni ricorrenti, invece di riformularle ogni volta. Non è un trucco, è una manutenzione, e l’ho raccontata in modo pratico nella guida su come scrivere prompt che funzionano davvero.

Chi ci guadagna e chi no

Quando ho parlato con trenta piccole e medie imprese italiane, la linea di separazione era netta e non passava dal budget. Chi aveva ottenuto qualcosa aveva riscritto un pezzo di procedura: chi approva cosa, quale controllo si fa e quale si è deciso di non fare più, cosa si accetta di consegnare imperfetto. Chi non aveva ottenuto niente aveva comprato licenze.

Vale anche per le professioni più strutturate: le ragioni per cui l’AI non sostituirà i commercialisti sono le stesse per cui non li rende automaticamente più veloci. La responsabilità della firma resta, e la verifica costa tempo.

C’è poi una cosa che dico controvoglia, perché suona snob: la formazione che serve non è quella sugli strumenti. Gli strumenti cambiano ogni sei mesi e si imparano in un pomeriggio. Serve qualcuno che guardi il processo, e quello non si compra in un weekend intensivo – tanto meno a 1.500 euro.

Un dubbio che mi porto dietro

Non so quanto di questo resisterà ai prossimi due anni. È possibile che i modelli diventino affidabili al punto da rendere la verifica quasi gratuita, e allora molto di quello che ho scritto qui decade. Me lo auguro, anche.

Nel frattempo resta un fatto poco elegante: nessuna delle aziende che ho visto entusiaste dell’AI aveva un numero da mostrarmi. Nessuna sapeva quanto tempo ci mettesse prima. La sensazione di andare più veloci è l’unica cosa che tutti hanno misurato, ed è esattamente la cosa che gli studi seri dicono di non guardare.

Categorie Opinioni
Alessandro Ferri

Alessandro Ferri

Redazione · Opinioni

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