Anthropic tiene in catalogo quattro famiglie di modelli sotto lo stesso nome Claude, con prestazioni e prezzi molto diversi tra loro: Fable, Opus, Sonnet e Haiku. Con l’arrivo di Claude Sonnet 5.5 il 28 settembre 2026, una settimana dopo Claude Opus 5.5, la gamma si è aggiornata quasi per intero, e la domanda che arriva più spesso in redazione è sempre la stessa: quale modello di intelligenza artificiale scegliere per un lavoro specifico, senza pagare più del necessario. La risposta cambia parecchio a seconda che si debba scrivere un’email, far girare un’automazione ad alto volume o costruire un plugin complesso.
Questa guida mette in fila i quattro modelli attivi oggi, con i prezzi verificati sul listino ufficiale di Anthropic, e propone un criterio pratico basato su come si usano davvero ogni giorno: quando conviene il modello economico, quando ha senso pagare di più, e quando la differenza di prezzo non si traduce in un risultato migliore.
La nomenclatura di Anthropic segue una gerarchia precisa, anche se il nome da solo non la comunica: Fable è la fascia più alta e più cara, sopra Opus, che a sua volta sta sopra Sonnet; Haiku chiude la fila come opzione più economica e veloce. Chi arriva da altri produttori, abituato per esempio ai numeri progressivi di GPT o alle etichette Pro e Flash di Gemini, spesso si accorge solo alla prima fattura che il modello scelto per abitudine non era quello più adatto al compito.

I quattro modelli Claude a confronto in una tabella
Prima dei dettagli, un quadro d’insieme. I prezzi API sono quelli ufficiali di Anthropic, in dollari (conversione indicativa al cambio del 29 settembre 2026, circa 0,88 euro per dollaro); il piano minimo è quello del prodotto consumer su claude.ai, in euro.
| Modello | A cosa serve | Prezzo API per milione di token | Contesto | Piano minimo su claude.ai |
|---|---|---|---|---|
| Sonnet 5.5 | Conversazione, scrittura, lavoro di tutti i giorni | 2$ (~1,76€) input / 10$ (~8,80€) output | 1.000.000 token | Free |
| Opus 5.5 | Codice, plugin, automazioni complesse | 4$ (~3,52€) input / 20$ (~17,60€) output | 1.000.000 token | Pro, 17€/mese con fatturazione annuale |
| Fable 5.1 | Ragionamento avanzato, lavoro agentico lungo, ricerca | 10$ (~8,80€) input / 50$ (~44€) output | 1.000.000 token | Pro a crediti limitati, senza limiti stretti da Max, 100€/mese |
| Haiku 4.5 | Volumi alti, compiti semplici e ripetitivi | 1$ (~0,88€) input / 5$ (~4,40€) output | 200.000 token | Free |
Il rapporto di prezzo tra i quattro non è lineare: Fable costa cinque volte Sonnet e circa il doppio e mezzo di Opus, mentre la differenza fra Sonnet e Haiku è più contenuta. Anthropic ha inoltre confermato l’arrivo di Claude Haiku 5.5 “nelle prossime settimane”, ma senza specifiche tecniche o prezzo ufficiali: un’indiscrezione circolata online lo descrive più capace di Opus in alcuni test, ma non essendo confermata dall’azienda non è un dato su cui basare una scelta oggi.
Sonnet 5.5 per parlare e lavorare ogni giorno
Claude Sonnet 5.5 è il modello lanciato più di recente, il 28 settembre 2026: secondo Anthropic gira il 30% più veloce e costa fino al 30% in meno rispetto a Sonnet 5, a un taglio che riguarda la quantità di calcolo necessaria per una risposta e non il listino stesso. È il modello che compare di default su claude.ai ed è quello pensato per il lavoro quotidiano: rispondere alle email, riassumere un documento, buttare giù una bozza, tenere una conversazione di lavoro, cercare informazioni.
Quando conviene. Per chi scrive, programma solo saltuariamente o gestisce la posta con l’aiuto di un assistente, Sonnet 5.5 copre la quasi totalità dei casi. Un esempio concreto: riassumere un contratto di una decina di pagine (circa 8.000 token in input) e ricevere una sintesi di 500 parole (circa 700 token in output) costa, ai prezzi ufficiali, meno di due centesimi di euro. Su claude.ai il costo è già incluso nel piano, gratuito compreso. Vale lo stesso per una conversazione prolungata sull’organizzazione di un progetto di lavoro: anche uno scambio di una trentina di messaggi in una giornata, con qualche documento allegato, resta nell’ordine di pochi centesimi di euro se contato via API, e a costo zero con il piano gratuito.
Quando no. Per chi scrive codice su progetti ampi e articolati, o per compiti che richiedono di tenere il filo su decine di passaggi senza intervento umano, Sonnet mostra il limite più in fretta di Opus o Fable. Non è tanto un problema di intelligenza in senso stretto quanto di tenuta sul ragionamento lungo, dove i modelli di fascia superiore reggono meglio.
Opus 5.5 per codice e plugin
Claude Opus 5.5 è arrivato il 22 settembre 2026 sostituendo Opus 5 su tutte le piattaforme, con un taglio di prezzo del 40% rispetto al predecessore e prestazioni che, secondo Anthropic, si avvicinano a quelle di Fable 5.1 su molti compiti di programmazione. È il modello indicato quando il lavoro è scrivere o modificare codice in modo sistematico: un plugin WordPress con più file da tenere coerenti fra loro, un refactoring che tocca funzioni collegate, un’automazione che deve reggere ai casi limite.
Quando conviene. Nelle sessioni di sviluppo che durano più di qualche minuto, dove l’errore di un modello più economico si traduce in tempo perso a correggere, non risparmiato. Un esempio: un refactoring che analizza un plugin di alcune migliaia di righe (circa 25.000 token in input, istruzioni comprese) e restituisce le modifiche su un migliaio di righe di codice (circa 8.000 token in output) costa, ai prezzi ufficiali, intorno a 23 centesimi di euro. Il prezzo per milione di token in output è il doppio di Sonnet, ma su un compito di codice ben definito il numero di tentativi necessari per arrivare a un risultato corretto scende, e il conto finale spesso non si allontana molto. Vale lo stesso discorso per chi collega sistemi diversi tramite un’automazione: un passaggio sbagliato in uno script può bloccare un intero flusso di lavoro, e il margine di affidabilità che offre Opus rispetto a Sonnet, su questo tipo di compiti, giustifica facilmente la differenza di prezzo.
Quando no. Per la chat quotidiana o per riassumere un testo, Opus è oggettivamente uno spreco: costa il doppio di Sonnet in output senza un vantaggio percepibile su compiti che non richiedono ragionamento esteso.
Fable 5.1, quando vale la spesa (e quando no)
Fable 5.1, insieme al gemello Mythos 5.1 pensato per un uso diverso, è il modello più recente della fascia alta di Anthropic: lanciato il 1° settembre 2026, viene presentato come il più avanzato per programmazione e lavoro di conoscenza, con capacità di ricerca autonoma su più fonti. È anche il più caro della gamma, 10 dollari per milione di token in input e 50 in output, più del doppio di Opus 5.5.
Quando conviene. Nel lavoro agentico che deve girare per molti passaggi senza supervisione, nelle ricerche che incrociano fonti diverse, nei compiti dove un errore di ragionamento costa più della differenza di prezzo con Opus. Una ricerca che scandaglia una decina di fonti e produce un report di un paio di migliaia di parole può facilmente superare i 100.000 token complessivi fra input e output: ai prezzi di Fable il conto sale con facilità oltre un euro per una singola sessione, contro pochi centesimi con Sonnet per un compito di dimensioni paragonabili ma senza lo stesso bisogno di incrociare più fonti. È disponibile a crediti limitati nel piano Pro da 17 euro al mese con fatturazione annuale, senza i limiti più stretti nel piano Max, che parte da 100 euro al mese. Chi ha già un abbonamento Pro e vuole provare Fable su un singolo progetto di ricerca prima di passare a Max può farlo senza costi aggiuntivi, entro i crediti già inclusi nel piano: un modo per capire se il salto di prezzo verso Max è davvero giustificato dal proprio uso, prima di sottoscriverlo.
Quando no. Per la maggior parte del lavoro quotidiano, incluso lo sviluppo di plugin di complessità media, Anthropic stessa dichiara che Opus 5.5 si avvicina a Fable su molti compiti a una frazione del prezzo. Pagare la differenza ha senso solo quando il compito rientra davvero nei casi sopra, non come scelta di default perché è il modello più costoso della gamma.
Haiku 4.5 e il Haiku 5.5 in arrivo
Haiku 4.5 resta, a fine settembre 2026, il modello più economico del catalogo: 1 dollaro per milione di token in input, 5 in output, con una finestra di contesto più piccola, 200.000 token contro il milione degli altri tre. È il modello giusto quando il volume conta più della profondità del ragionamento: classificare i messaggi in arrivo, rispondere a domande semplici e ripetitive su un sito, filtrare contenuti, far girare un chatbot IA con traffico alto dove ogni singola richiesta pesa poco ma il totale mensile fa la differenza. Un esempio: classificare 10.000 messaggi al giorno, in media 50 token ciascuno in input e 10 in output, costa meno di un euro al giorno ai prezzi ufficiali. Lo stesso vale per chi genera in automatico brevi descrizioni di prodotto in un catalogo e-commerce con migliaia di voci, o per chi filtra i commenti di un sito prima della moderazione umana: compiti dove serve una risposta rapida e senza troppe sfumature, ripetuta un numero di volte che renderebbe insostenibile il prezzo di Sonnet o Opus.
Anthropic ha confermato che una nuova versione, Haiku 5.5, arriverà nelle prossime settimane, ma non ha diffuso specifiche tecniche né prezzo. Le indiscrezioni circolate online, che lo descrivono capace di superare Opus in alcuni test, restano appunto indiscrezioni non confermate dall’azienda e non vanno prese come base per pianificare un costo o una migrazione già oggi.
Come cambiare modello durante il lavoro
Su claude.ai il modello si sceglie dal menu a tendina sopra la casella di testo, ed è lì che si vede subito quali sono disponibili in base al piano: Free e Pro mostrano sempre Sonnet e Haiku, Opus si sblocca da Pro in su, Fable compare a crediti limitati su Pro e senza limiti stretti su Max e sui piani Team. Via API la scelta è nel parametro del modello della chiamata, per esempio claude-sonnet-5-5 oppure claude-opus-5-5: non serve altro per cambiare modello a metà flusso di lavoro, e diversi strumenti AI di terze parti permettono di impostare regole automatiche, per esempio smistare le richieste brevi su Haiku e quelle più complesse su Opus o Fable.
Per chi valuta anche le alternative di OpenAI, il confronto sui prezzi fra GPT-6 Sol, Luna e Claude Opus 5.5 e quello sui benchmark indipendenti fra Sonnet 5.5 e GPT-6 Astra restano il punto di partenza più aggiornato. Guide analoghe per gli altri grandi produttori di IA, da ChatGPT a Gemini, usciranno nelle prossime settimane su questo sito.
Abbonamento personale o chiamate API: due conti diversi
Chi usa Claude tramite l’app o il sito paga un canone fisso e non deve fare i conti token per token: il piano Free copre Sonnet e Haiku senza costi, il piano Pro a 17 euro al mese con fatturazione annuale (20 euro se mensile) aggiunge Opus e un accesso a crediti limitati a Fable, il piano Max da 100 euro al mese toglie gran parte dei limiti di utilizzo su tutti e quattro i modelli. Per chi invece integra Claude in un proprio strumento, un sito o un’automazione tramite API, il costo dipende dal traffico reale e si misura in centesimi o frazioni di centesimo per singola richiesta: è il caso in cui la scelta del modello giusto pesa di più, perché moltiplicata per migliaia di chiamate al mese la differenza fra Sonnet e Fable smette di essere trascurabile. I piani Team, da 20 euro a persona al mese per il livello Standard e 100 euro per il livello Premium, ripropongono la stessa logica dell’abbonamento personale ma con amministrazione centralizzata per più utenti.

La regola per scegliere in fretta
Il criterio più utile, alla prova dei fatti, resta legato al tipo di compito più che al nome del modello. Per la scrittura, la conversazione e il lavoro d’ufficio di ogni giorno, Sonnet 5.5 copre la quasi totalità dei casi senza differenze percepibili rispetto ai modelli più costosi. Il salto a Opus 5.5 si giustifica quando il compito è scrivere o mantenere codice in modo sistematico, non per un uso occasionale. Fable 5.1 entra in gioco solo per il lavoro agentico più lungo o per ricerche che incrociano più fonti, dove il margine di errore ha un costo maggiore della differenza di prezzo. Haiku resta la scelta quando il volume delle richieste conta più della profondità di ciascuna risposta. Impostare la scelta su questa base, e non sul modello più costoso disponibile sulla carta, è quello che fa la differenza sul conto a fine mese.



