Nel 2026 la generazione di immagini con AI ha superato la fase “carino ma inutile per lavoro” grazie a due tool che hanno riscritto le regole del design generativo: Recraft e Ideogram. Entrambi risolvono il problema storico dei modelli di immagine generica, cioè la scrittura corretta di testo dentro l’immagine, ma lo fanno con filosofie diverse. La scelta tra i due dipende da chi sei e da cosa produci ogni settimana.
La tesi di questo confronto è chiara: Recraft è oggi la scelta migliore per graphic designer professionisti che lavorano su brand identity, packaging, illustrazione vettoriale e output print-ready, mentre Ideogram è preferibile per marketing e social media manager che devono produrre grandi volumi di immagini con testo pulito, poster social, infografiche rapide. Vediamo il perché con quattro test pratici.

| Strumento | Punto di forza | Sceglilo se… |
|---|---|---|
| Recraft | Output vettoriale e print-ready, editor tipografico, stili di brand | Sei uno studio grafico o freelance senior: logo, packaging, stampa |
| Ideogram | Il migliore sul testo dentro l’immagine; visual social pronti | Fai social, LinkedIn, infografiche e newsletter in italiano |
Come abbiamo testato Recraft e Ideogram
Ho preso quattro brief tipici della domanda italiana. Primo: un poster A3 per un evento culturale a Milano, con titolo lungo, data e luogo, richiesta di stile Bauhaus contemporaneo. Secondo: un mockup di packaging per un olio EVO pugliese, con marchio inventato e testo di ingredienti sul retro. Terzo: un logo per uno studio di consulenza HR chiamato “Radicare”, con brief di ricerca su tono classico e moderno. Quarto: un’infografica in italiano su tre dati chiave per un report annuale di una PMI del Nordest.
Ho usato Recraft V3 e Ideogram 3.0 nei piani a pagamento standard, con abbonamenti mensili da circa 12 dollari cad. Ogni prompt è stato scritto sia in italiano sia in inglese, generando 4 varianti per test. Ho valutato leggibilità del testo, coerenza tipografica, precisione dei dettagli, esportabilità in vector e print. Le prove sono state fatte anche in modalità image-to-image per test di iterazione su brief bloccati.
Il setup di test è stato uniforme su entrambi i tool, con browser Chrome aggiornato, connessione fibra e input identici. Ho tenuto traccia del tempo per immagine finita pubblicabile, del numero di crediti spesi e del comportamento su prompt volutamente ambigui, che rappresentano il caso realistico del brief di un cliente non tecnico. Le valutazioni sono state confrontate con un designer senior indipendente per evitare bias personali.
Testo dentro l’immagine: chi lo scrive meglio
Sul testo dentro l’immagine entrambi sono ottimi, ma con differenze. Ideogram è probabilmente il migliore al mondo per rendere frasi corte con font puliti e leggibili al primo colpo. Sul poster A3 dell’evento milanese ha piazzato “Rassegna di arte urbana – 12 marzo 2026 – Fabbrica del Vapore” in modo perfetto, con crenatura e allineamento credibili. Su testi lunghi Ideogram inizia a inserire piccoli errori, come lettere doppiate o virgole spostate.
Recraft è leggermente meno “spettacolare” sui testi al primo tentativo ma offre editor tipografico integrato che permette di correggere il testo direttamente sull’immagine generata, cambiare font, spostare parole. Per un designer che itera su un poster reale questa funzione vale oro. Sul packaging con lista ingredienti Recraft ha vinto perché ho potuto correggere due parole sbagliate senza rigenerare tutto. Ideogram costringe a rigenerare finché la fortuna aiuta, il che spreca crediti e tempo.
Vector output e workflow print-ready
Qui la differenza è netta: Recraft esporta nativamente in SVG vettoriale reale, con path modificabili in Illustrator, Affinity Designer o Figma. Non è una vettorializzazione di un raster, è vera generazione vector. Per un graphic designer che produce logo, icone, illustrazioni per stampa, brochure e packaging questa è la funzione decisiva. Nel test sul logo “Radicare” ho ottenuto un SVG pulito con curve editabili e testo separato dai grafismi, pronto per essere usato subito su carta intestata, biglietti da visita e sito web senza ulteriori interventi tecnici.
Ideogram al momento esporta solo in raster PNG e JPG, con opzione upscale fino a risoluzioni print-friendly ma senza vector. Per social media, presentazioni, blog post, video, cover album questo va benissimo. Per un packaging che va in tipografia serve un passaggio in più con vettorializzazione manuale o con tool esterni, e il risultato non è mai pulito come un vector generato in origine. Se il tuo lavoro finisce in stampa offset, la scelta è obbligata verso Recraft.
Un dettaglio importante che i marketing team spesso sottovalutano: la dimensione dei file. I raster ad alta risoluzione di Ideogram, adatti a stampa grande formato, pesano diverse decine di megabyte ciascuno. Su una campagna con quaranta asset la gestione dell’archivio digitale diventa un tema pratico. I vector di Recraft occupano pochi kilobyte e scalano a qualsiasi dimensione senza perdita, cosa che per uno studio che archivia dieci anni di progetti fa la differenza sui costi di storage e sui tempi di ricerca.
Stili, controllo estetico e coerenza del brand
Recraft ha un sistema di style che permette di caricare immagini di riferimento e creare uno stile personalizzato riutilizzabile su tutte le generazioni future. Per un’agenzia che lavora su più brand con linee guida diverse è una funzione fondamentale. Nel test ho creato uno stile “Bauhaus contemporaneo” per il poster milanese e l’ho riusato per generare varianti coerenti per stories, banner e locandine. Questa capacità di industrializzare uno stile su decine di asset è ciò che separa un tool da hobby da un tool da produzione seria, e su questo Recraft ha ancora un vantaggio importante nel 2026.
Ideogram ha stili preimpostati molto belli (“General”, “Realistic”, “Design”, “3D”, “Anime”) e un sistema di reference limitato ma efficace. Il controllo estetico è meno granulare di Recraft ma la resa media è spesso più “pubblicabile” senza post-produzione. Su una campagna social urgente Ideogram permette di sfornare venti immagini coerenti in mezz’ora. Su un progetto di brand identity di sei mesi Recraft dà controllo che nel tempo si traduce in coerenza vera.
Un caso limite che vale la pena citare: quando lavori su brand identity con un cliente che cambia idea ogni settimana, gli style personalizzati di Recraft permettono di adattare uno stile approvato applicandolo a nuove generazioni senza ricominciare da capo. Ho vissuto un progetto in cui il cliente ha cambiato palette a metà lavoro: con Recraft ho aggiornato lo style di riferimento e rigenerato dodici asset in coerenza in mezza giornata. Con Ideogram sarebbe stato un lavoro da tre giorni.
Prezzi, crediti e resa reale
I piani entry di Recraft e Ideogram partono da circa 12 dollari al mese e offrono crediti per centinaia di generazioni. Il piano Pro sta tra i 30 e i 48 dollari mensili e include crediti maggiori, esportazione vector (Recraft) e funzioni pro. Le versioni gratuite di entrambi permettono di provare bene lo strumento prima di decidere, cosa che consiglio sempre di fare per almeno una settimana con progetti reali prima di scegliere il piano a pagamento adatto.
Il costo per immagine finita pubblicabile è leggermente più basso su Ideogram per uso social e marketing rapido, perché sbaglia meno sul testo breve. Sul design professionale con iterazioni multiple Recraft costa meno perché l’editor tipografico e la generazione vector eliminano tentativi ripetuti. Per un budget mensile di 100 euro un designer freelance produce comodamente 200-300 asset finiti con entrambi, con distribuzione diversa tra generazione e post-editing.
Un tema pratico che spesso emerge nelle chiacchierate con freelance italiani è la fatturazione dei crediti su fine mese. Entrambi i tool notificano quando ci si avvicina al limite, ma solo Recraft offre un contatore in tempo reale nell’interfaccia principale, cosa che aiuta a pianificare il lavoro sui progetti aperti. Ideogram richiede di andare nel pannello account per controllare, dettaglio piccolo ma che sui carichi intensi settimanali fa risparmiare qualche brutta sorpresa.
Casi d’uso reali per il mercato italiano
Sul mercato italiano vedo Recraft usato prevalentemente da studi grafici, freelance senior, agenzie di brand identity e piccole realtà editoriali. La curva di apprendimento è più alta ma il ritorno per chi già conosce Illustrator è immediato. Ideogram invece è entrato forte tra i social media manager, i copywriter che devono creare visual per articoli LinkedIn, i marketer che producono infografiche in italiano per newsletter e blog aziendali. Ho anche visto Ideogram entrare nei workflow di PMI del settore tecnico che pubblicano schede prodotto con testi ricchi di specifiche numeriche, dove la resa del testo dentro immagine risolve un problema quotidiano.
Un caso concreto: uno studio di packaging di Verona con cui lavoro ha sostituito il primo giro di mockup Illustrator con Recraft per il concept e i mood board iniziali, tagliando due giorni per progetto. Un’altra realtà, un’agenzia social di Napoli, ha portato Ideogram nel workflow settimanale per generare le cover dei carousel su Instagram, aumentando la produzione di contenuti del 40% senza assu



